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In una domenica di giugno 2007, per la serie “Le Interviste di TiempoLibreSite.com”, abbiamo avuto il piacere di intervistare Salvatore Aranzulla, uno dei nomi più conosciuti del web italiano nel settore informatico.
L’intervista nasce in modo spontaneo, quasi come una conversazione diretta, e proprio per questo permette di scoprire un lato più personale e immediato di Aranzulla: il rapporto con il blog, la crescita editoriale, le collaborazioni con riviste e case editrici, il suo punto di vista sull’open source, sul DRM, sul P2P e sul futuro della comunicazione online.
Abbiamo notato che hai aggiunto un forum al tuo blog. È un nuovo passo nella crescita del progetto?
Sì, ho aggiunto il forum e ho acquistato una licenza vBulletin.
Per il momento, però, non sto cercando altro personale. Le persone che ho trovato devono prima essere “testate”, nel senso che bisogna capire come si integrano con il progetto e con i nuovi servizi attivati.
Hai in programma altre novità?
Sì, appena verranno conclusi alcuni accordi commerciali ci saranno nuove iniziative.
Tra le novità principali c’è la nuova versione del blog, che dovrebbe uscire nel giro di poche settimane.
Inoltre, giovedì 28 sarò ospite del Ministero delle Politiche Giovanili a Roma, come relatore al convegno “Cantieri creativi: giovani idee cambiano l’Italia”.
Il tuo sito utilizza anche pubblicità come AdSense. Come si sostiene economicamente il progetto?
Salvatore-Aranzulla.com è un piccolo editore indipendente che si autofinanzia attraverso pubblicazioni editoriali cartacee e online.
Scrivo da anni per il gruppo editoriale Edizioni Master e anche per Edizioni FAG. Continuo inoltre a collaborare con Win Magazine.
Come hai iniziato a scrivere per Win Magazine?
Mi hanno contattato loro.
Prima del blog esisteva la newsletter: all’epoca i blog non erano ancora diffusi come oggi. È iniziato tutto da lì. Il blog, o comunque uno spazio personale online, diventa un vero biglietto da visita.
Quando un sito è molto conosciuto in Italia nel settore informatico, è normale che arrivino proposte di collaborazione.
Qual è stata la prima rivista per cui hai scritto?
Credo sia stata Hacker Magazine, dei fratelli Sprea. Era una rivista cartacea.
Cerco di avere una copertura in tutti i settori della comunicazione: online con il blog, offline con la libreria attraverso FAG e con l’edicola attraverso Edizioni Master e Mondadori.
Il tuo libro sulla sicurezza informatica è nato da una tua proposta o da una richiesta dell’editore?
Prima c’è stato il contratto con l’editore, poi è iniziata la scrittura del libro.
È stato l’editore a propormi il progetto. Avendo poco tempo, difficilmente mi lancio nella scrittura di qualcosa se non ho la certezza che verrà pubblicato.
Le proposte di lavoro sono molte, quindi cerco di selezionare le migliori, quelle in cui posso impegnarmi al massimo. Non ho mai voluto realizzare progetti “zoppi”.
Se dovessi individuare la genesi del tuo successo in un articolo o in uno scritto, quale sceglieresti?
Direi “Crea il tuo sito in ASP”.
Il mio non è soltanto un lavoro, ma anche e soprattutto una passione: quella di aiutare le persone che hanno problemi con l’informatica.
Perché hai scelto di aprire un blog con il tuo nome e cognome, esponendoti direttamente anche a critiche personali?
Ho creato un blog con il mio nome e cognome per avere un rapporto diretto con i lettori e per dimostrare la mia volontà di mettermi sempre in discussione.
Un sito impersonale non permette lo stesso tipo di rapporto: spesso non si sa chi ci sia dietro. Io sono il creatore del sito e curo i contenuti, quindi ho scelto di usare il mio nome.
Inoltre, solo in un sito apparentemente personale posso sperimentare varie forme di comunicazione. Sul mio blog esprimo un preciso punto di vista sulle cose e cerco di comunicare anche la mia personalità.
Questa scelta ha comportato una rinuncia alla privacy?
Sì, purtroppo sì.
Oggi tutti sanno molte cose di me, anche con possibili ripercussioni nella vita reale, soprattutto quando mi capita di denunciare chiaramente truffatori su Internet.
Uno dei motivi per cui vengo criticato è proprio il fatto che esprimo opinioni che escono dalla massa.
Spesso ti viene attribuita una certa avversione verso Linux e l’open source. È davvero così?
Per quanto riguarda open source e Linux, io utilizzo quello che ritengo funzionale.
Uso Linux sul mio iPod o sul decoder di casa, ma non lo ritengo funzionale per il lavoro che svolgo sul PC principale, quindi non lo uso.
Allo stesso modo utilizzo Firefox perché, in alcuni casi, lo trovo più funzionale rispetto a Internet Explorer. Su Mac OS X, invece, non mi sognerei di usare Firefox al posto dell’ottimo Safari.
Cosa pensi dell’open source e della filosofia GPL?
Come dicevo, io utilizzo ciò che è funzionale.
Mi interessa poco la logica ideologica che sta dietro a un programma. Promuovere una filosofia contro un’altra rischia di trasformarsi in estremismo.
Direi che sono una via di mezzo: apprezzo sia il software proprietario sia l’open source, a seconda dei casi.
Sulla questione DRM e major contro P2P, da che parte ti schieri?
Credo che nessuno debba avere limitazioni nell’acquisto di musica.
Se acquisto una canzone o un contenuto, ritengo di dover avere la possibilità di utilizzarlo dove e come preferisco.
Sono quindi contrario ai DRM e a queste pseudo-protezioni, che spesso vengono superate nello stesso momento in cui vengono applicate ai file musicali o ad altri tipi di file.
Questo però non significa che si possa rubare un prodotto, che sia un sistema operativo, una suite o un programma.
Utilizzare un programma P2P equivale a rubare?
Se viene utilizzato per scaricare prodotti coperti da diritto d’autore, sì.
Bisogna però distinguere lo strumento dall’uso che se ne fa. Il problema non è il P2P in sé, ma l’utilizzo per scaricare contenuti protetti.
Ti aspettavi il successo che stai riscontrando?
Diciamo di sì e diciamo di no.
Tutto è nato per passione. Però, se questa passione può diventare un lavoro vero e proprio, soprattutto in un momento in cui il lavoro in Italia e in particolare in Sicilia manca, non vedo perché non proseguire su questa strada.
Cosa consiglieresti a un giovane che vuole seguire la tua strada o coltivare una passione?
Consiglierei di impegnarsi al massimo nella propria passione e di dedicarle tutto il tempo disponibile.
Anche a costo di trascurare, per un certo periodo, amicizie e parenti.
Ti senti un simbolo dell’orgoglio siciliano?
Sono fiero di essere siciliano, ma non voglio limitarmi a un territorio ristretto.
Preferisco comunicare a livello nazionale. Non a caso evito spesso pubblicazioni troppo territoriali. Nella comunicazione, l’appartenenza a una regione conta relativamente poco.
Mi sposto spesso in tutta Italia e il mio obiettivo è parlare a un pubblico nazionale.
Nella tua città la notorietà online si è trasferita anche nella vita reale?
Praticamente sì.
Però, dopo aver lavorato per un’intera giornata, preferisco non parlarne troppo.
Cosa fai nel tempo libero? Pratichi sport?
Odio il calcio.
Nel tempo libero solitamente leggo romanzi gialli. In questi giorni ho una ventina di libri che mi aspettano.
A scuola va tutto bene: qualche giorno fa ho preso la pagella, con voti tra l’8 e il 9.
Non pratico sport.
Un saluto finale ai lettori di TiempoLibreSite.com?
Ringrazio tutti i lettori di TiempoLibreSite.com per l’attenzione.
Il mio consiglio è quello di coltivare le proprie passioni con impegno, costanza e serietà. Il web può offrire grandi opportunità, ma bisogna lavorare tanto, sperimentare e non avere paura di mettersi in discussione.

