Dall’archivio di TiempoLibre: intervista ad Alessandro Bottoni del Partito Pirata Italiano

Alla vigilia delle elezioni europee, TiempoLibreSite.com intervistava Alessandro Bottoni, candidato e allora segretario dell’associazione Partito Pirata Italiano. File sharing, diritto d’autore, libertà della rete, Telecoms Package, libertà di espressione e politica europea al centro di una conversazione che racconta bene uno dei momenti più intensi del dibattito sul futuro di Internet.

Le Interviste di TL

Per la serie “Le Interviste di TL”, recuperiamo oggi dall’archivio storico di TiempoLibreSite.com una conversazione realizzata durante la campagna elettorale per le elezioni europee.

Protagonista dell’intervista è Alessandro Bottoni, all’epoca candidato alle elezioni europee e segretario dell’associazione Partito Pirata Italiano.

L’intervista, realizzata da Bodom, affronta molti dei temi che animavano il dibattito sulla rete in quegli anni: dal file sharing al diritto d’autore, dal Telecoms Package alla libertà di espressione, fino al rapporto tra tecnologia e politica.

Nota della redazione: l’intervista appartiene all’archivio storico di TiempoLibre e viene riproposta per il suo valore documentale. Le opinioni politiche, le valutazioni sul diritto d’autore, i riferimenti normativi e le dichiarazioni relative alla campagna elettorale riflettono esclusivamente il momento storico nel quale furono espresse e il pensiero dell’intervistato. La ripubblicazione non costituisce sostegno elettorale né adesione editoriale alle posizioni riportate.


Chi è Alessandro Bottoni?

Bodom: Prima di iniziare con le domande, mi piacerebbe sapere chi è Alessandro Bottoni nella vita di tutti i giorni.

Alessandro Bottoni: Sono un comunissimo lavoratore autonomo, un cosiddetto “consulente informatico”.

Scrivo software, mi occupo della gestione dei server, scrivo documentazione e articoli tecnici per i giornali e tengo corsi.

In buona sostanza faccio tutto quello che mi chiedono di fare e che sono tecnicamente in grado di fare. Portare a casa uno stipendio, al giorno d’oggi, richiede flessibilità e fantasia.

Ho 48 anni, vivo da sempre a Ferrara e sono sposato da dieci anni con Silvana.


«Lei è un vero pirata oppure è una trovata elettorale?»

Bodom: Lei è un vero “pirata” oppure è soltanto una trovata elettorale? Scarica file dalla rete? E, nel caso, qual è il suo software di file sharing preferito?

Alessandro Bottoni: No, è solo una trovata elettorale.

Non scarico niente da nessuna rete e non utilizzo nessun sistema di file sharing, anche se, per ragioni di lavoro, li conosco quasi tutti molto bene.

Tutto questo deriva da una precisa scelta morale: non voglio violare nessuna legge.

Semmai voglio cambiare alcune leggi che trovo eccessivamente aggressive nei confronti dei cittadini.

Bodom: (…)


File sharing, diritto d’autore e remunerazione degli autori

Bodom: Troverebbe giusto lavorare senza essere pagato? Se fosse favorevole allo scaricamento di opere protette dal diritto d’autore, non ritiene che chi ha investito e lavorato alla loro realizzazione debba essere remunerato?

Alessandro Bottoni: No, non trovo affatto giusto che qualcuno, con qualunque pretesto, venga derubato del diritto di ricavare un ritorno economico dal lavoro che ha svolto.

Infatti non è assolutamente questo che vado predicando.

I ricavi dell’industria culturale — libri, musica, film e altre attività — derivano da due diversi tipi di mercato.

Il primo è quello “professionale”, che utilizza questi materiali per scopi commerciali e pubblicitari: sale cinematografiche, locali da ballo, locali pubblici, giornali, televisioni e radio.

Il secondo è il mercato “al dettaglio”, diretto verso i consumatori finali e rappresentato da CD, DVD e altri prodotti “pacchettizzati” di questo tipo.

Ormai è evidente che il secondo tipo di mercato è in via di sparizione.

Non esiste nessun modo tecnico o legale per imporre ai cittadini di acquistare un DVD oppure, se non sono disposti a farlo, di astenersi dal fruire del suo contenuto.

Questo tipo di mercato è, per sua natura, incontrollabile. Lo è dai tempi della musicassetta, non da adesso. Il file sharing non fa altro che rendere il problema più evidente.

Ciò che è importante capire è che questo cambiamento sta avvenendo al di sopra sia della testa nostra, quella dei “pirati”, sia della loro, quella delle major.

Nessuno — né noi, né loro, né lo Stato — può farci nulla. Bisogna rassegnarsi a questa nuova realtà.

Le industrie dei contenuti devono semplicemente imparare a basare i propri ricavi sul primo tipo di mercato, quello professionale, che resta invece facilmente controllabile ed è ancora molto remunerativo.

In realtà, l’industria lo sta già facendo da tempo.

Gli autori e i distributori continueranno sempre a essere pagati per il loro lavoro. Non si può però più pensare che debbano essere necessariamente gli utenti finali a pagare il conto acquistando CD, DVD o prodotti simili.


La crisi delle major e il ruolo della pirateria

Bodom: Le major cinematografiche e musicali continuano a dichiarare di essere in crisi a causa di Internet. Allo stesso tempo continuano però i maxi compensi per i grandi interpreti di Hollywood e per star musicali come Madonna. Quanto c’è di reale nelle dichiarazioni di crisi e quanto, secondo lei, può essere effettivamente attribuito al file sharing?

Alessandro Bottoni: Francamente non vedo nessun motivo di scandalo attorno ai redditi delle star.

Se Madonna permette alla Sony di fatturare un miliardo di dollari con i suoi brani, non vedo perché non debba guadagnarne un misero 10%, cioè 100 milioni di dollari.

A parte questo, sono già stati pubblicati diversi studi che, secondo le interpretazioni che condivido, mostrano come il fenomeno della pirateria musicale e cinematografica possa in determinati casi far crescere il fatturato delle aziende coinvolte invece di farlo diminuire.

Questo sarebbe dovuto al fatto che il consumatore non può comprare qualcosa che non sa che esiste o qualcosa sul quale nutre dubbi riguardo al rapporto qualità-prezzo.

La pirateria può agire, di fatto, come una forma di pubblicità virale e promuovere le vendite dei prodotti originali.

Chi regalerebbe mai a un amico Blade Runner in versione pirata?


La candidatura e l’appartenenza politica

Bodom: Si è candidato all’interno di una lista di sinistra, nonostante il Partito Pirata si dichiari indipendente. Non crede che questa scelta possa privarla dei voti di sostenitori del P2P che politicamente si riconoscono nella destra?

Alessandro Bottoni: Meglio!

Io sono da sempre comunista e continuo a esserlo.

Non ho nessuna intenzione di rappresentare le posizioni di questa destra all’interno del Parlamento Europeo.

In ogni caso è l’associazione Partito Pirata, di cui io sono segretario, a essere indipendente.

I suoi membri hanno tutti una propria posizione politica, di destra o di sinistra, della quale spesso non fanno mistero.

Da questo punto di vista non sono diverso da molti altri hacktivist.


Telecoms Package e libertà di Internet

Bodom: L’indipendenza di Internet è messa a dura prova. Il Telecoms Package sarà nell’agenda dei lavori del nuovo Parlamento Europeo. Qual è la sua posizione su questo progetto?

Alessandro Bottoni: Noi tutti del Partito Pirata, insieme a molte altre associazioni, ci opponiamo da tempo, con tutte le nostre forze, a questo folle progetto di controllo poliziesco su Internet.

Il Telecoms Package è una minaccia per la libertà individuale, per la democrazia, per la libertà di espressione e per la libera concorrenza e va quindi fermato ad ogni costo.

Questa è anche una delle ragioni per cui ho deciso di candidarmi al Parlamento Europeo.


Quanti voti si aspetta?

Bodom: Una domanda molto giornalistica: quanti voti pensa di poter ricevere alle elezioni europee?

Alessandro Bottoni: Qualche decina di migliaia.

Complessivamente, Sinistra e Libertà deve raccogliere circa un milione e mezzo di voti per superare la soglia del 4%, dei quali circa duecentocinquantamila nel mio collegio elettorale.

Personalmente spero di contribuire a questo risultato con trenta o quarantamila voti.

Ai lettori più maturi possono sembrare molti, ma… lanciate uno sguardo ai vostri figli diciottenni seduti davanti al loro PC.

Cosa stanno facendo in questo momento?


Libertà di espressione e Articolo 21

Bodom: In pericolo non c’è soltanto il P2P, ma soprattutto la libertà di espressione. Cosa intende fare per tutelarla, considerando anche le normative italiane sui reati d’opinione, il sequestro preventivo della stampa, l’Ordine dei giornalisti e gli altri vincoli esistenti?

Alessandro Bottoni: Voglio fare tutto quello che posso per liberare i giornalisti e i privati cittadini da questa incredibile quantità di lacci e laccioli.

In particolare, voglio riportare l’Articolo 21 della nostra Costituzione alla sua forma essenziale:

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.»

Punto e basta.


Perché un internauta dovrebbe votare Alessandro Bottoni?

Bodom: In sintesi, ci descriva il suo programma politico. Perché un internauta dovrebbe votarla?

Alessandro Bottoni: Per almeno due buone ragioni.

La prima è che sono un esponente noto — e, spero, apprezzato — di questo ambiente già da diversi anni.

Scrivo su molte delle principali riviste cartacee che trattano questi argomenti e su diverse webzine. Faccio attività politica a difesa dei cittadini da anni attraverso il Partito Pirata e altre associazioni.

La mia competenza tecnica, le mie posizioni politiche e la mia onestà sono quindi facilmente verificabili con una semplice ricerca su Google.

Non c’è niente da supporre o da indovinare riguardo alla mia persona. Nel dubbio basta chiedere.

C’è sempre un indirizzo di posta attraverso il quale contattarmi e, nei limiti del possibile, rispondo a tutti, spesso pubblicamente.

La seconda ragione è che il mio programma politico non è il solito “vogliamoci bene” o “più pane e più sesso per tutti”.

Io dico esplicitamente che voglio “infiltrarmi” nel Parlamento Europeo per scoprire cosa combinano in quelle commissioni.

Voglio mettere in piedi una sorta di “stazione radio”, come “Radio Londra”, e far sapere al mondo intero come vengono prese certe decisioni.

Voglio che i nostri parlamentari europei siano costretti a rendere conto di fronte ai loro elettori dei compromessi e delle “marchette” alle quali accettano di sottostare.

Questo sia per quanto riguarda il mondo digitale sia per ogni altro aspetto della vita politica europea.

Mi sembra un buon motivo per votarmi.


Un ultimo messaggio ai lettori di TiempoLibreSite.com

Bodom: Vuole aggiungere qualcos’altro per il pubblico di TiempoLibreSite.com?

Alessandro Bottoni: Solo una cosa: mi si può trovare facilmente in rete.

All’epoca dell’intervista i miei riferimenti erano:

Il Progetto Arancione
www.ilprogettoarancione.it

AlessandroBottoni.it
www.alessandrobottoni.it

E mi si poteva contattare attraverso gli indirizzi email collegati ai due siti.

Approfittatene.

Bodom: In bocca al lupo per la sua campagna elettorale! 😉


Internet, politica e diritti digitali: il dibattito di quegli anni

Questa intervista appartiene a una fase particolarmente intensa della storia politica di Internet.

Il file sharing non era soltanto un argomento tecnologico: era diventato terreno di confronto tra tutela del diritto d’autore, privacy, libertà di espressione e nuovi modelli economici per la distribuzione dei contenuti digitali.

Nello stesso periodo prendevano forma anche i primi Partiti Pirata europei, movimenti nati attorno ai temi della cultura digitale, della trasparenza, della privacy e della riforma della proprietà intellettuale.

Le parole di Alessandro Bottoni devono quindi essere lette all’interno di quel preciso contesto storico e politico.

Alcune delle previsioni e delle posizioni espresse nell’intervista sono state superate dagli eventi; altre questioni — dal controllo delle piattaforme alla libertà di espressione, dalla proprietà dei contenuti digitali alla trasparenza delle istituzioni — continuano invece a occupare una parte importante del dibattito pubblico.

È anche per questo che TiempoLibre continua a recuperare il proprio archivio: non soltanto per ricordare com’era Internet, ma per riscoprire le discussioni che hanno accompagnato la costruzione della rete che utilizziamo oggi.

di Derek

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