GlobalFoundries punta a realizzare due nuovi impianti nello Stato di New York. Il primo dovrebbe entrare in funzione nel 2029. Ecco chi finanzia il progetto e perché interessa anche automobili, industria e dispositivi connessi.
Le fabbriche di chip GlobalFoundries annunciate il 14 ottobre 2026 potrebbero ampliare la produzione statunitense di semiconduttori. L’azienda fornirà la tecnologia e gestirà due nuovi impianti a Malta, nello Stato di New York. L’iniziativa rientra in un’intesa tra Stati Uniti e Giappone e prevede finanziamenti fino a 21 miliardi di dollari. La cifra descrive la dimensione massima del piano: non indica denaro già speso né fabbriche già operative.
L’annuncio merita attenzione anche per chi non acquista mai un processore separatamente. I semiconduttori entrano nelle automobili, nelle apparecchiature industriali, nei dispositivi connessi e nelle reti. La loro disponibilità dipende da investimenti che richiedono anni prima di trasformarsi in produzione.
Come nasceranno le fabbriche di chip GlobalFoundries
Il primo impianto riceverebbe un investimento iniziale di circa 10 miliardi di dollari. GlobalFoundries prevede di avviarne la produzione nel 2029 e indica l’inizio dei lavori entro la fine del 2026. Il sito dispone già delle autorizzazioni e può utilizzare parte delle infrastrutture presenti nel campus di Malta. Questi elementi possono accelerare la costruzione, ma non garantiscono il rispetto delle scadenze.
Un ulteriore investimento di circa 10 miliardi finanzierebbe il secondo stabilimento. La formulazione dell’azienda è al condizionale: per questa fabbrica non è stata indicata una data di avvio altrettanto precisa. Il piano da 21 miliardi comprende dunque una prospettiva di espansione. Bisognerà seguire i prossimi passaggi per sapere quando arriveranno tutti i finanziamenti e come procederanno i lavori.
Secondo GlobalFoundries, ciascun impianto aggiungerebbe, una volta a pieno regime, una capacità annua di circa 900.000 wafer da 300 millimetri. Un wafer è il disco di materiale su cui si fabbricano numerosi circuiti. Quel numero indica i dischi che la fabbrica potrebbe lavorare in un anno, non 900.000 chip finiti. La quantità di componenti ottenuti dipende anche dalle loro dimensioni e dalla resa della produzione.
GlobalFoundries afferma che il Giappone fornirà i capitali dell’iniziativa. L’azienda porterà le proprie tecnologie e gestirà gli stabilimenti. Il progetto lega così un investimento internazionale alla capacità industriale di un produttore già presente a Malta.
Nel comunicato, la società stima circa 27.000 posti di lavoro legati alla costruzione e all’indotto, oltre a più di 1.000 impieghi specializzati nella produzione. Sono stime del progetto, non assunzioni già avvenute. Il risultato dipenderà dalla realizzazione degli impianti e dallo sviluppo della filiera locale.
L’operazione comprende anche un accordo distinto con il Dipartimento del Commercio statunitense. GlobalFoundries prevede di riallocare 955 milioni di dollari di un finanziamento già previsto dal programma CHIPS. La somma sosterrà investimenti a Malta e a Burlington, nel Vermont, nella fotonica del silicio, nel silicio-germanio e nel packaging avanzato. Questi 955 milioni non vanno sommati automaticamente ai 21 miliardi come se finanziassero una terza nuova fabbrica.
Quando si parla di semiconduttori, l’attenzione si concentra spesso sulle GPU dei grandi sistemi di intelligenza artificiale. La domanda industriale è però più ampia. GlobalFoundries cita automobili, impianti industriali e infrastrutture connesse tra i mercati che il nuovo piano vuole servire.
In un’auto, per esempio, i componenti elettronici gestiscono sensori, comunicazioni e numerose funzioni di controllo. Nelle reti e negli oggetti connessi servono circuiti con caratteristiche diverse da quelle di un processore destinato ad addestrare un modello IA. Un investimento nella capacità produttiva può quindi interessare molti settori. L’annuncio, tuttavia, non specifica ancora tutti i prodotti che usciranno dalle nuove linee.
La posizione di GlobalFoundries nella filiera aiuta a capire il progetto. L’azienda produce semiconduttori per altre imprese, che li integrano nei propri sistemi. Tra i partner citati nel comunicato figurano Renesas, Apple, General Motors e Cirrus Logic. Le loro dichiarazioni mostrano interesse per una maggiore disponibilità produttiva negli Stati Uniti; non indicano, da sole, quantità già ordinate alle due nuove fabbriche.
Il 2029 è una previsione: cosa bisogna verificare
Il primo elemento da seguire è il calendario. GlobalFoundries prevede di aprire il cantiere nel 2026 e di avviare la prima fabbrica nel 2029. Tra queste tappe ci sono costruzione, installazione dei macchinari, prove e avvio della produzione. Anche dopo l’apertura, raggiungere la capacità massima richiederà tempo.
Il secondo elemento riguarda il finanziamento della seconda fabbrica. L’annuncio prospetta un investimento aggiuntivo, ma lascia aperti i tempi della sua realizzazione. Il terzo riguarda l’impatto: posti di lavoro, forniture e capacità produttiva andranno confrontati con i risultati effettivi, anno dopo anno.
Il progetto mostra quanto sia diventato strategico produrre semiconduttori vicino ai mercati che li utilizzano. Per chi legge oggi la notizia, il dato decisivo non è soltanto la cifra da 21 miliardi. È la distanza tra un piano industriale annunciato e i chip che usciranno dalle fabbriche. Su quella distanza si misurerà il successo dell’iniziativa.
Andrea Danilo Giammella

